ANNA MARIA PEDROCCHI
ACOR, B VI, 9, Capsula 52,4
Inventario di sacrestia di sant’Agostino, 1766-1777
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Fol. 4v fine XVIII
Vasi d’argento: Vasi d’argento si trovavano sull’altare maggiore, su quello di S. Monica e di S. Nicola
Fol. 23r ( in sacrestia) Ventitre quadri diversi grandi e piccoli con cornici indorate attaccati nella sacrestia: un ritratto della Beata Vergine che si mette sopra la porta della chiesa negli apparati
Un altro ritratto per il medemo effetto di S. Trifone, Respicio e Ninfa
Fol. 24r Un quadro rappresentante la pietà con statuetta et ornamento di rame indorato sopra ebano
Adì 31 di ottobre 1794 essendosi scoperta ai primi vespri la Madonna (…) furono rubati i “vezzi”, gli ex-voto, la corona del Bambino dell’icona dell’altare maggiore
Foll. 25-26 Elenco dei paliotti in stoffa per l’altare maggiore: un paliotto di S. Agostinello di broccato di colore di rose secche, fiorato d’argento et oro, trina, francia d’oro con l’arme di mezzo coronata et in essa un’Aquila scaccata con due teste coronate.
Fol. 29ss. Inventario robbe della sacrestia 1769
Fol. 31v Tre calici dorati donati dal Padre Rev.mo Generale uno dei medesimi attorniato con pietre preziose.
Un ostensorio d’argento con cerchio di diamanti; due torcieri grandi per l’altare maggiore d’argento; paliotto e quattro paliottini d’argento per l’altare maggiore; tre paliotti d’argento per gli altari del Padre Agostino, di S. Nicola da Tolentino e di S. Tommaso da Villanova
Fol.32r Regalo di Mons. Sacrista:
Croce, quattro candelieri grandi, due paralumi inferiori, quattro reliquiari a proporzione di detti candelieri e carta glorie di basso rilievo di getto di bronzo dorato ad oro zecchino per l’altare di S. Giovanni da san Facondo.
Fol. 41v Sono elencati gli ornamenti fatti da Mons. Landini Sacrista per l’altare di S. Giovanni da San Facondo: candelieri, cartaglorie, croce, paliotto tutto di getto di rame dorato a oro zecchino con diversi arabeschi e scherzi d’argento (1768-1769)
Nel 1768 Mons. Nicola Angelo Landini Sacrista (1695-1782) commissionava all’argentiere Pietro Vaccari, attivo dal 1757 al 1770 tutto il fornimento in rame dorato e argento consistente nel paliotto d’altare, i candelieri con la croce, le cartaglorie e quattro reliquiari, in onore di San Giovanni da San Facondo (1430-1479) beatificato nel 1601 e canonizzato nel 1690. Fortunatamente questi preziosi oggetti si sono conservati ancora oggi. Tutto l’arredo è citato nell’inventario del 1769, anno in cui il lavoro fu terminato:” tutto di getto di rame dorato a oro zecchino con diversi rabeschi e scherzi d’argento”.
Fol. 46r-v Inventario 1777 argenteria
Candelieri numero sei grandi segnati nel piedistallo con le immagini di S. Agostino, di S. Monica e di S. Nicola da Tolentino che servono per l’altare maggiore
Candelieri n.6 mezzani di getto; da una parte vi è l’arma di un’Aquila, dall’altra la Madonna col Bambino e dall’altra le seguenti parole “Quae de manu tua accepimus dedimus tibi , an. 1616
Questi candelieri recano lo stemma della famiglia Casali che già nel XV secolo aveva una cappella a San Trifone dedicata a sant’Agostinello. Questa famiglia nel 1764 ebbe la Cappella di San Pietro il cui ambiente venne completamente restaurato. Tra la terza e la quarta cappella si trova il Monumento funebre di Raffaele Casali +1545.
Candelieri n.6 mezzani; da una parte vi è l’immagine di S. Nicola, dall’altra sta scritto “P:F: Franciscus Catinus Romanus Augustus fecit “ e dall’altra “P:F: Joan M.a Castro Bituntinus Romanus Augustus fecit”.
Fol. 47 r Croce numero uno nel cui piedistallo da una parte vi è S. Nicola, dall’altra queste parole “F. Joan Baptista Cassoni a Recineto Sacrista donato a S. Nicolao” e dall’altra con le parole seguenti “Die 24 decembre 158 (?) “che serve per l’altare di S. Nicola.
Fol.47v Reliquiari
Quattro reliquiari donati da monsignore Nicolangelo Landini Sacrista nel 1768
Fol. 48 r Reliquiari in forma di busti
Busti quattro grandi per l’altare maggiore col piedistallo d’ottone indorato con le loro reliquie in petto uno rappresenta S. Agostino con l’iscrizione “Reliquia sancti Augustini” e di sotto “Ora pro Frate Pietro Stella Ureliensis f. anno domini 1665. Il secondo rappresenta S. Tomaso da Villanova con l’iscrizione “Digitus sancti Thomae de V. “ e di sotto vi sta l’iscrizione sudetta :” Ora pro frate etc.”. Il terzo rappresenta S. Prospero con l’iscrizione: “Sanctus Prosperus an. D.ni 1689”. Il quarto rappresenta S. Fulgenzio con l’iscrizione “Sanctus Fulgentius an. D.ni 1689”.
Altri due busti d’argento furono eseguiti nel 1719 con la beata Chiara e la beata Rita (perduti)
Un altro busto rappresentante S. Gio. da S. Facondo con l’iscrizione “M. F. Nicolaus Guerra a Mandulfo Prior Urbis ex devotione fecit 1689”.
I quattro busti, tuttora esistenti, che ornano l’altare della sacrestia, furono realizzati in due tempi, prima quello di Sant’Agostino e quello di S. Tommaso da Villanova nel 1665 poi, nel 1689, quelli di San Prospero e San Fulgenzio. I primi due sono di mano dell’argentiere Francesco De Martinis (attivo dal 1695 al 1740) che li realizzò, insieme al padre Cesare (attivo dal 1658 al 1694), negli anni 1663-1665.
Entrambi, per diversi anni furono argentieri di fiducia del convento che aveva affittato loro una casa con bottega. Gli ultimi due busti furono eseguiti da Girolamo Sabatini (attivo dal 1690 al 1712) fattore nella bottega dei De Martinis su commissione di Padre Pietro Stella nel 1689, insieme a Francesco Genouvez
L’inventario del 1689 (busta 39) riporta:
Fol. 57r.
Vi sono elencati otto paliotti d’argento per l’altare maggiore e per i due del transetto
Fol. 61r Inventario di Sacrestia 1786
All’altare di S. Gio. Facondo ha fatto il fu Monsignor Landini Sacrista di Nostro Signore le seguenti cose:
Croce di metallo dorato
n.4 reliquiari di metallo dorato intrecciati d’argento con l’arme del suddetto Monsignore
- 4 candelieri grandi parimenti di metallo dorato
n.2 candelieri più piccoli della med.ma qualità
n.1 paliotto parimenti di metallo intrecciato d’argento con l’arme del sudetto Monsignore.
Fol. 85 r
Da qui ha inizio la storia delle suppellettili sacre durante la dominazione napoleonica 1796
La Santità di N.S. Pio VI felicemente regnante essendo convenuto di pagare somma rilevantissima in oro e argento ai Francesi a fine di salvare Roma e lo Stato a cui sovrastava un eccidio universale, però per mezzo del suo Cardinale Vicario ha fatto intimare a tutti i superiori delle chiese di Roma, che dassero una nota esatta di tutti gli ori ed argenti esistenti nelle loro chiese e case e quindi mandassero alla Zecca Pontificia( eccettuato però le cose più necessarie per il culto) promettendo di averne riguardo a suo tempo. Per ubbidire pertanto ai sovrani comandi fu fatta la nota esatta di tutti gli ori ed argenti esistenti nella nostra chiesa, sacrestia e convento di S. Agostino di Roma, come appresso. Nota di tutti gli argenti ed ori della chiesa e convento di S. Agostino di Roma de’ Padri Agostiniani consegnata alla Segreteria di Sua E.za Rev.ma il Cardinale Vicario, questo dì 9 luglio 1796 in vigore dell’intimazione:
ARGENTERIA
Candelieri: n.6 grandi, n.6 mezzani di getto, n.5 mezzani di getto, n.6 mezzani meno alti degli antecedenti, n.2 piccoli, n.2 più piccoli, n.2 da tavolino, n.6 colonnette alte, n.2 torcieri grandi, n.1 bugia.
Fol. 85v
CROCI D’ARGENTO
n.1 grande col Crocifisso, n.1 meno alta della precedente, n.1 intrecciata di varie pietre con molte reliquie dentro, n.1 colla mazza d’argento per le processioni, n.1 colla mazza di rame, contorno di rame e il rimanente in argento, n.1 da Vescovo rotta che vale pochi baj.
RELIQUIARI D’ARGENTO
- 6 grandi, n.16 mezzani d’eguale grandezza, n. 8 mezzani, n.4 piccoli, n.2 piccoli, n.2 col piede da calice, n. 1 piccolo col piede da calice.
RELIQUIARI IN FORMA DI BUSTI
- 4 grandi col piedistallo d’ottone dorato, n.4 più piccoli col piedistallo di ottone dorato, n. 2 braccia piccoli col piedistallo di ottone dorato
STATUE PICCOLE D’ARGENTO
n.1 di S. Agostino di getto, N. 1 di S. Nicola di getto, n. 1 della beata Vergine della Cintura, n. 2 bassorilievi rappresentanti due angeli, n. 1 lastra d’argento rappresentante il Padre Eterno.
MUTE DI CARTAGLORIA D’ARGENTO
n.1 grande, n.1 mezzana, n.1 più piccola, n.1 piccola
Fol. 86 r
PALIOTTI D’ARGENTO
n.1 tutto di lastra dell’altare maggiore, n.4 di lastra per i lati dell’altare maggiore, n. 1 col fondo giallo con ornamento d’argento, n. 2 col fondo di velluto giallo con ornamento d’argento.
LAMPADE D’ARGENTO
n.1 lampadone d’argento con 4 lampade piccole dell’altare maggiore, n. 3 per l’altare di S. Nicola, n. 1 per l’altare di S. Agostino, n. 1 per l’altare di S. Tommaso, n.3 per l’altare della santa Madre Monica, n.1 per l’altare di S. Guglielmo, n. 1 per l’altare di S. Gio. Facondo, n.1 per l’altare del Crocifisso, quattro piccole e inservabili.
ALTRA ARGENTERIA
n.3 bacili co’ suoi boccali; n. 2 piattini d’argento con fiori, n. 1 più piccolo, n.1 sottocoppa d’argento, n.1 campanello d’argento dorato, n.2 secchietti d’argento con tre aspersori, n. 2 incensieri d’argento con sue navicelle e cucchiarini, n. 1 chiave d’argento per il ciborio, n. 1 scattola d’argento per riporre il SS.mo Sacramento, n. 3 pissidi d’argento, n. 1 ostensorio, n. 1 astuccio foderato di corame donato dall’E.mo Zelada alla parrocchia con pisside d’argento, n. 1 Astuccio foderato di corame donato dall’E.mo Zelada con entro un piattino, due vasetti, aspersorio Crocifisso d’argento per portare l’Olio Santo agli infermi.
Il cardinale Francesco Saverio Zelada (1717-1801) fu eletto cardinale nel 1773, ricoprì numerosi e prestigiosi incarichi di Curia.
Fol 86v
- 2 vasetti d’argento che servono per il Battesimo, n. 1 Conchiglia d’argento per prendere l’acqua quando si battezza
CALICI D’ARGENTO
- 41 calici in tutto, n. 39 patene
ALTRA ARGENTERIA ED ORO
n.1 corona d’oro sul capo di Maria ss.ma dell’altare maggiore, n.1 corona d’argento sul capo di S. Nicola da Tolentino, n. 2 corone d’argento, n. 2 corone piccolissime, n. 250 in circa piccoli voti d’argento in diversi altari della chiesa.
Fu dato in nota anche l’argento del convento, ma per non essere questo il libro e per essere tutto rimasto stante la ricerca fatta ad accordare dall’E.ma Congregazione di Stato, però non si nota. Tutto il sudescritto argento fu mandato alla Zecca Pontificia il dì 21 luglio 1796, eccettuati i seguenti pezzi a noi riservati ed accordati dall’E.ma Congregazione di Stato, de’ quali si fa una nota esatta per sapere la quantità dell’argento rimasto nella nostra chiesa di S. Agostino di Roma. L’argento mandato alla Zecca Pontificia ascende al peso di libre seicento trenta sette, e denari dieci, come consta dalla ricevuta esistente in deposito. Peso di tutto l’argento mandato alla Zecca 1.695.1.4 scudi. Valore del medemo argento scudi 10.426.45.4
Nota di tutta l’argenteria rimasta nella nostra chiesa di Sant’ Agostino di Roma, l’anno 1796.
ARGENTERIA
Reliquiari d’argento:
n.6 reliquiari grandi segnati SPQR; n. 4 reliquiari mezzani segnati SPQR, n. 1 reliquiario con il piede a calice; n. 1 reliquiario piccolo
Reliquiari d’argento in forma di busti
n.4 grandi per l’altare maggiore col piedistallo d’ottone indorato con le loro reliquie in petto; n.1 Busto che rappresenta S. Monica
Muta di cartaglorie
n.1 grande per l’altare maggiore fatta da Fra’ Pietro de Angelis Romano
Paliotti d’argento
- 1 per l’altare di S. Nicola da Tolentino; n. 2 parimenti col fondo giallo per l’altare del S.P. Agostino e l’altro di S. Tommaso
Calici d’argento n. 34
n.1 fatto dal Rev.mo Vasquez; n.1 con bassi rilievi del 1660; n.1 col piede cesellato; n. 15 fatti di nuovo nell’apertura della chiesa; n. 14 soliti darsi dal Senato
Padre Francesco Saverio Vasquez agostiniano direttore della Biblioteca Angelica nel 1660
Ostensori
n.1 ostensorio grande di rame dorato con ornamento in argento
Pissidi d’argento
- 3 pissidi
Altra argenteria
n.1 bacile con boccale del P. Rev.mo Vasquez; n.1 una bugia; n.1 pace d’argento; n.1 una scatola d’argento; n.1 secchietto d’argento; n. 2 incensieri con sue rispettive navicelle; n.1 chiave d’argento per il ciborio; n.1 astuccio di corame dono del Rev. Zelada
Fol.89r
n.2 vasetti d’argento per il battesimo; n.1 conchiglia d’argento; n.1 corona d’oro sul capo di Maria SS.ma dell’altare maggiore; n.2 corone d’argento; n.? piccolissime corone; n.1 corona d’argento nel quadro di S. Nicola da Tolentino con stella in petto parimenti d’argento; n. 3 teche d’argento con le reliquie; n. 2 teche con poco argento.
Fol. 89v
La santità di Nostro Signore Pio VI, per la pace definitiva fatta co’ Francesi si è obbligata di pagare a questi sette milioni di scudi, motivo per cui ha mandato una seconda intimazione col mezzo del suo Cardinale Vicario per portare con sollecitudine alla Zecca Pontificia tutto il rimanente degli ori ed argenti. Fu dunque da noi eseguito il sovrano comando sotto li 6 marzo 1797. Il peso dell’argento mandato questa seconda volta ascende a libbre trecento venticinque. Il valore è di scudi sedici e baj venti a libbra, così tassato dallo stesso Principe.
ASR-ASA, entrate e uscite di sacrestia, busta 60, 1720-1723
Alla fine degli elenchi inventariali qui citati si trovano interessanti notizie riguardanti quattro argentieri attivi per gli agostiniani: Cesare De Martinis, Francesco De Martinis, Girolamo Sabatini e Francesco Genouvez che lavorarono per i De Martinis.
A Cesare i frati avevano commissionato anche il paliotto d’argento per l’altare maggiore andato perduto e vasi d’argento per l’altare di S. Monica. A Francesco De Martini il convento commissionò sei “cinture”, servite per la regina di Polonia che era entrata nella Compagnia della Sacra Cintura.
Conti e ricevute di Francesco Genovesi e Francesco de Martinis argentieri a Roma per lavori eseguiti per la chiesa di S. Agostino.
Ricevuta del 2.10. 1720:
Io sottoscritto ho ricevuto scudi centosessanta moneta per intiero pagamento di due colonnette d’argento fatte e consegnate così d’accordo compresovi anco in detta somma denari 40 per le copertine, et in fede questo di 2 ottobre 1720. Francesco De Martinis.
Ricevuta adì 16 aprile 1721
Pesato quattro colonnette d’argento di carlino fatte di novo…pesano libre ventiquattro, sono scudi 13 per libra scudi 316
Per li ferri fatti fare spesa e anime di legno e latta scudi 6.
Per le boccaglie d’ottone inargentate
Ricevuta del 17 aprile 1721:
Io sottoscritto ho ricevuto scudi cento moneta a conto di quattro colonnette di argento datoli in fede questo dì 17 aprile 1721, Francesco De Martinis
Ricevuta 1721:
Molto Rev.mo P.M. Feroci si compiacerà pagare al molto Rev.mo Padre Collettore scudi venticinque moneta de denari che detto Padre mi deve per le colonnette d’argento fatte per il medemo venerabile convento le convento di S. Agostino che io faccio pagare per un tremestre di piggione della casa da me ritenuta.
Ricevuta, 1722:
Molto Rev.do P. Maestro Feroci sagrestano di S. Agostino di Roma si compiaccia pagare al molto Rev. P. Collettore scudi cinquanta moneta sono in conto delle piggioni decorse e da decorrere della casa da me abitata quali saranno da me fatti boni per quello sono creditore per le colonnette d’argento datoli per servizio della ven. chiesa e sacrestia del convento. Adì 26 giugno 1722. Francesco de Martinis.
Ricevuta del 4.2.1722
Io sottoscritto ho ricevuto dal P.M. Feroci scudi quaranta cinque moneta e sono a conto di quello devo havere per il resto delle quattro colonnette d’argento da me date per la chiesa e convento di S. Agostino, in fede questo dì 4 febraro 1722. Francesco De Martinis.
Ricevuta 1723:
Molto Rev.mo P.M. Feroci agostiniano si compiacerà di pagare… scudi venticinque moneta quali faccio pagare di piggione per tutto il corrente mese quali saranno da me fatti boni ne conti di quello devo havere per resto delle quattro colonnette d’argento fatte per la sacrestia del loro convento che con ricevuta questo dì di marzo 1722, Francesco De Martinis.
Ricevuta del 23.1.1723:
P.M. Feroci sagrestano si compiacerà pagare scudi venticinque moneta quali facci pagare a conto della piggione di casa da me abitata che gli bonificarò ne conti delle colonnette d’argento da me date, questo dì 23 gennaro 1723. Francesco De Martinis.
Ricevuta del 23.1 1723:
P.M.Feroci Sagrestano si compiacerà pagare scudi venticinque
Ricevuta, 4 dicembre 1723:
Io sopradetto ho ricevuto dal Sig. Francesco de Martinis… scudi trenta per piggione, Fr. Giacomo Rossi agostiniano Collettore
Ricevuta 29 dicembre 1723:
Io sotto scritto ho ricevuto dal signor Francesco De Martinis scudi venti. Fra’ Giacomo Agostiniano Rossi Collettore.
Contratto con Francesco Genouvez, 1723
Segue il contratto con l’argentiere francese Francesco Genouvez attivo dal 1719 al 1745. Di lui si hanno notizie che confermano la sua presenza a Roma negli anni’20. Svolse l’attività di argentiere con bottega in via del Pellegrino all’insegna dell’Arme di Marsiglia, come pigionante del convento, poi al Corso.
Nelle carte d’archivio si trova il contratto con l’argentiere Francesco Genovese: Con la presente da valere come fosse pubblicato e giurato istromento il molto Rev.Padre M.o Pietro Paolo Feroci et il Sig. Francesco Genovese argentiere alla Maddalena promettono hinc inde come segue e cioè che dovendo detto Sig. Francesco Genovese lavorare e fare di nuovo due candelieri d’argento così richiesto da detto P.M. Feroci per la detta chiesa in qualità e grandezza delli più grandi dell’altare maggiore, promette di farli in argento di carlino e di tutta perfezione a raggione di scudi quattordici e denari 40 la libra e di haverli terminati nel termine di due anni, principiando da questo giorno 9 ottobre 1722. Item che così dall’altra parte il detto P. M.ro P.P. Feroci promette dare al medesimo Sig. Francesco scudi duecento quando saranno terminati detti candelieri candelieri e pagarli a’ raggione del peso di essi al prezzo parimente come sopra, delli denari dell’eredi Ghirlandari, destinati a questo effetto, a tenore del decreto della Sagra Congregazione de’ Vescovi e Regola. Questo dì 9 ottobre 1722, firmato da Feroci e dall’argentiere. Il 10 ottobre 1722 l’argentiere riceve un acconto di 60 scudi. Altri 65 scudi nel marzo del 1723.
Antonio Ghirlandari , fiorentino, maestro di casa di Innocenzo X fu eletto cardinale da questo pontefice; fu anche protonotario apostolico, morì nel 1669. Gli eredi gli fecero un elegante ha un bel monumento funebre in Sant’Agostino; il suo stemma sono tre ghirlande d’oro in campo azzurro.
Il rinvenimento fortuito nelle carte dell’archivio agostiniano è di grande singolarità e importanza in quanto permette di conoscere il tipo di rapporto che intercorre tra il convento e gli argentieri. Inoltre Cesare e Francesco De Martinis, padre e figlio, erano anche pigionanti del convento fatto che permette uno scambio continuo tra il costo dei lavori e le spese di pigione. Purtroppo non sappiamo quali colonnette in argento fecero per la sacrestia perché sono andate perdute. Il rapporto con i frati è gestito sempre da Francesco De Martinis.
Gli argenti rimasti agli agostiniani dopo le leggi napoleoniche sono in gran parte stati individuati e pubblicati.
Bibliografia
ASR-ASA, Inventari busta 34, 39, 60 e 129
Per tutti gli argenti che si sono conservati nel convento si rimanda a A. M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010