FRANCESCO PODESTI (Ancona 1800-1895)

ANNA MARIA PEDROCCHI

Aggiunta inedita al suo catalogo

 

SAN GIUSEPPE COL BAMBINO Olio su tela cm 38 x 32,5 Databile metà del sec. XIX

Il Pecchiai, nel suo studio sulla chiesa del Gesù, aveva notato un dipinto raffigurante “San Giuseppe stante” sull’altare della cappella della Madonna della Strada e giustamente lo aveva attribuito a Francesco Podesti datandolo a metà del sec. XIX, momento in cui la cappella era oggetto di restauri le cui spese vennero sostenute dal principe Alessandro Torlonia. (P. Pecchiai, Il Gesù di Roma, Roma 1952, p. 267)

Nel piccolo museo della sacrestia ho rinvenuto un’altra opera dell’artista raffigurante “San Giuseppe col Bambino”, degli stessi anni.

I modi raffinati, la brillantezza dei colori e la dolcezza espressiva ne fanno un bell’esempio di pittura romantica. Il soggetto è tra i più diffusi temi sacri della pittura devota ed ha un prototipo codificato nel famoso dipinto di Guido Reni, divenuto modello esemplare per gli artisti delle epoche successive. Tuttavia, mentre nel quadro di Reni si tende a sottolineare il rapporto affettuoso che intercorre tra il padre e il Bambino qui, viceversa, entrambi i personaggi, legati da un abbraccio, rivolgono lo sguardo verso l’esterno, presumibilmente verso la Vergine Maria, assente dalla composizione, ma a cui sembrerebbe riferirsi la rosa tra le mani di Gesù e quella che fuoriesce dalla verga di Giuseppe. Questa singolare iconografia potrebbe essere collegata all’esaltazione della Vergine, in quegli anni oggetto di riflessioni teologiche poi sfociate nel dogma dell’Immacolata (1854).

L’artista era venuto a Roma agli inizi del secolo dove trovò la protezione di Antonio Canova che lo introdusse all’Accademia di san Luca, facendogli vincere il concorso, bandito dall’istituto, nel 1818 e nel 1820. Qui fu allievo di Vincenzo Camuccini e di Gaspare Landi, divenendo poi esponente del romanticismo storico di metà secolo. Nel 1835, quando ormai era divenuto un noto ritrattista, fu eletto accademico di San Luca. Negli anni 1831-1846 raffigurò più volte Papa Gregorio XVI. Nel 1838 ritrasse il cardinale Angelo mai (1782-1854) in occasione della sua elezione alla porpora, col titolo di cardinale presbitero della chiesa di Santa Anastasia (1838-1854). Il prelato fu ritratto anche da Francesco Coghetti nel 1839.

Altro ritratto è quello del santo gesuita Francesco de Hieronimo (1642-1716), beatificato nel 1806 e canonizzato nel 1839, anno cui deve datarsi il ritratto, conservato nel convento del Gesù dove si conserva anche una sua reliquia.

Negli anni ’30 il principe Alessandro Torlonia, suo ammiratore, commissionava al Podesti gli affreschi per la villa sulla Nomentana e per il palazzo di Piazza Venezia.

Tornando all’attività di Francesco Podesti, risulta che, in occasione della celebrazione del dogma dell’Immacolata, Pio IX gli commissionò un ciclo di affreschi nella sala dell’Immacolata in Vaticano (1855-1864).

Forse uno dei più bei dipinti realizzati dal Podesti è la grande tela (cm.198x 152) raffigurante la marchesa Giovanna dei Conti Cavazzi della Somaglia, moglie del marchese Filippo Patrizi. Si erano sposati nel 1822 data che permette di datare l’opera intorno al 1825-1830. Questa cronologia è confermata anche dall’acconciatura dei capelli e dallo stile dell’elegante vestito della nobildonna. E’ probabile che il dipinto si trovasse originariamente nella villa suburbana a Porta Pia, distrutta per l’entrata dei bersaglieri nel 1870; così la tela fu trasferita nel palazzo a San Luigi dei Francesi, dove tuttora si conserva. In questo quadro l’artista mostra l’attenzione alla resa psicologica dei personaggi, l’interesse per i dettagli, l’eleganza delle vesti e la resa miniaturistica dei gioielli. Qui si conserva anche il ritratto della marchesa a mezzo busto, preparatorio per l’opera definitiva. Molto rari sono i dipinti del Podesti a figura intera e questo dei Patrizi ambienta i personaggi in un luminoso salotto dai colori pastello, tipici della pittura del periodo romantico. (A.M.Pedrocchi, Le Stanze del Tesoriere, Milano 2000, p. 259, figg. 129-129°)

Stilisticamente il quadro Patrizi rimanda alla magnifica tela raffigurante i “Marchesi Busca”, su uno sfondo architettonico, tipico del “ritratto ambientato”, nel gusto della pittura milanese della prima metà del XIX secolo (1825). Il dipinto fu acquistato nel 2020 dalla Pinacoteca Civica di Ancona, patria del Podesti, proveniente dalla collezione Mellini di Verona.