Anna Maria Pedrocchi L’orologio di Giovanni Battista Gatti per Pio IX

In collezione privata romana si conserva uno strabiliante orologio inedito a forma di torretta  in bronzo poggiante su animali fantastici. Il corpo dello stipo è in ebano con decorazioni in avorio ad intarsio(70x44x22). Al centro dell’edificio è un piccolo orologio  con il motto  ORA FACCIAMO BENE. Sulla facciata ci sono quattro colonne di porfido dove sono presenti le immagini di Michelangelo al centro, a destra, entro un clipeo  è raffigurato Galileo ed a sinistra Copernico. I volti di questi uomini illustri italiani  sono inseriti entro cornici in avorio con una decorazione a grottesche ed elementi fantastici. Sebbene ritenuto  appartenente a Pio IX,  non  vi compare alcun simbolo cristiano nè tanto meno lo stemma del pontefice. Il nome di Pio IX lo si trova in un piccolo cartiglio entro un cassettino con  l’iscrizione riportata più in basso.

 

Risulta che appena giunto a Roma G.B.Gatti intarsiò una tavoletta di ebano di forma rettangolare con medaglie in avorio ove si vedono incise le immagini dei santi protettori di Spello.  L’orologio in questione, è firmato dal famoso ebanista Giovanni Battista Gatti (1816- 1889) artista di fama europea, definito “Il Giove della tarsia”. Inizia a lavorare a Faenza sua città natale. Nel XX secolo sporadici e scarni contributi ne hanno parcamente alimentato la memoria, mentre la critica recente lo segnala con riferimenti generici. Da Faenza,  nel secondo quarto del secolo si trasferì  nella bottega di Giovanni e Angelo Mingozzi, padre e figlio, valenti  intagliatori e intarsiatori che realizzarono mobili con commesso di acero e avorio, su fondo di legno ebanizzato. E’ in questo contesto che nasce la cultura del giovane Gatti che ben presto fu in grado di realizzare cornici, stipetti e opere di vario genere. Lasciata Faenza, passò , per circa un anno, a Firenze come apprendista presso i fratelli Falcini, rinomati ebanisti fiorentini. A Firenze volle imparare sia la tarsia che la quadratura.  Qui aprì un’officina dove, tra i pezzi più pregiati, c’era una cassetta da viaggio e una tavola presentata all’esposizione alle Belle Arti di Ravenna, per il concorso al premio annuale. Sia la cassetta che la tavola erano di forma quadrilunga e avevano il fondo d’ebano intarsiato a rabeschi d’avorio, di madreperla e di agrifoglio.

Nel 1843 il Gatti fu chiamato a Roma dal card. Luigi Amat, suo protettore, che gli aprì le porte del Vaticano e  che gli concesse di aprire  bottega di ebanista, nel Palazzo della Cancelleria, con un negozio in via Sistina. Comunque  di questo personaggio, molto famoso nel XIX secolo fino ad oggi si sapeva poco e niente. Purtroppo la maggior parte delle sue opere non sono più rintracciabili.

Il merito di aver studiato il Gatti spetta a Ennio Golfieri: già nel 1987 l aveva intuito che nell’ambito dell’ebanisteria non aveva rivali. Ai suoi tempi fu un artista ricercato da una aristocratica committenza internazionale: al Victoria and Albert di Londra si conservano sue opere.

Oltre al già citato card. Amat, fu molto stimato da Pio IX che gli fece realizzare diverse opere per l’arredamento degli ambienti dei Palazzi Vaticani. Purtroppo questi oggetti non sono stati individuati  perchè non risultano catalogati, ma sicuramente ce ne sono ancora molti. Le numerose commissioni gli imposero di prendere dei collaboratori; allargò anche la tipologia dei suoi intarsi, con l’uso di marmi pregiati e pietre dure. Fu il primo, in tutta Europa, a dotare la mobilia di medaglioni ritratto istoriati in avorio pirografato, abbinati a metalli nobili quali l’argento e bassorilievi eburnei con incastonature di pietre preziose. Questo nuovo stile ottenne grande successo tra la clientela romana, tra cui il principe Camillo Massimo Borghese. A metà secolo, ormai famoso espose le sue opere: nel 1851 partecipava alla Mostra Internazionale di Londra e negli anni 1855,1862, 1878 a quella di Parigi.

Stipo Orologio
ritratto di Michelangelo

Questa lunga premessa si è resa necessaria per presentare lo stupendo orologio, appartenuto a Pio IX. L’opera in questione, tuttora perfettamente funzionante, contiene il meccanismo al centro di una mostra architettonica di grande respiro. L’orologiaio è inglese come documentano le scritte:  opera di Robert Rolfe ( notizie 1832-1881)con bottega al n.8 di Glouchester Street, aperta già nel XVIII, ritenuto famoso centro di stimati orologiai londinesi. Su una vecchia targhetta all’interno di un cassettino dello stipo centrale è scritto “clock made 1872  by Gatti a Roma” e nel 1875  “belongued to Pius IX”. Appartenuto a Sir Stephen Herbert Gatti (1849-1922) Chief Justice of Gibilterra (1895-1905).  Forse il cognome Gatti può riferirsi ad un discendente dell’artista. Se ne sono perse poi le tracce per  ricomparire , molti anni dopo sul mercato antiquario.

  La prima biografia del Gatti risale al  1898 scritta dal canonico Filippo Lanzoni, edita a Faenza. Sono notizie di prima mano che parlano di opere ormai scomparse. “Fece stupendi graffiti in avorio per medaglioni della stessa materia rappresentanti illustri uomini italiani. E ciò che è mirabile a vedersi, i volti degli uomini illustri italiani,

ritratto di Copernico (SX)
Ritratto di Galileo (DX)

ti si mostrano in quella fisionomia ed in quel carattere che i pittori e gli scultori dei loro tempi ammirano”. Fece poi uno scrigno in stile Raffaellesco che aveva d’ebano il fondo e i vari scompartimenti di diverse fogge tutti rabescati di graffiti in avorio: Al sommo dello scrigno girava una graziosa ringhierina con balaustri in avorio; agli angoli si ergevano quattro statuine d’avorio. Fra le opere di maggior  gusto, è citato anche uno stipo-orologio in stile Cinquecentesco con sei colonnette. Nell’Archivio Segreto Vaticano- Palazzi Apostolici – Depositeria Computisteria sono citate diverse opere purtroppo non  rintracciate: scrigno in ebano e avorio con lapislazuli e porfido, con ovali raffiguranti vedute di Roma; scrigno in ebano con girali intarsiati in avorio e lapislazuli; specchio in ebano con intarsi in avorio e malachite, raffiguranti la Fontana di Trevi. Fino ad alcuni anni fa nel convento della Vallicella in Roma,  si trovava un leggio con il ritratto di san Filippo Neri e i quattro evangelisti, purtroppo non rintracciato.

Due opere del Gatti  furono esposte all’Esposizione Romana del 1870, nel chiostro di Santa Maria degli Angeli: “n. 43 Cofano in ebano con scomparti a pietre dure”; “n.44 Bassorilievo in avorio rappresentante Ecce Homo, entro cornice intarsiata di conchiglie orientali.” Questi due oggetti probabilmente furono prestati da Pio IX, suo grande collezionista e protettore. All’Esposizione Universale di Vienna del 1873 Gatti esibì una cornice con il ritratto di Cristoforo Colombo. Questo tipo di lavorazione del legno non era una specialità degli ebanisti italiani, ma corrispondeva ad  una moda molto diffusa in Inghilterra e i Francia. Nel 1878 il Gatti espose una specchiera alla Esposizione Universale di Parigi. Ancora all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 un Cabinet con vedute di Roma. Furono esposti in fine due tavoli, tre cofanetti, un orologio, un porta album e 14 cornici. Ormai vecchio Gatti presentò venti opere fuori concorso alla mostra di Faenza, tra cui uno scrigno e uno stipo-orologio.