Artigiani e maestrane attivi in Palazzo Patrizi per Monsignor Costanzo

Dalle carte inedite d’archivio, relative  ai numerosi lavori di artigiani e varie maestranze, per Mons. Costanzo, si trovano i nomi di diversi  artigiani e delle mansioni che hanno svolto all’interno del palazzo. I pagamenti vanno dal 1622 al 1624. (nota 1-Per i documenti che vengono citati  si guardi Archivio Storico Capitolino, Fondo Patrizi, tomo 4)

I personaggi sono stati divisi per categorie a seconda della mansione che hanno svolto. Il primo pagamento si data il 22 maggio 1622 e riguarda Giovanni Pangrazi, definito “scalco” o “trinciante”, figura che ricopre un’importante mansione all’interno della casa, cui monsignore affida il compito di acquistare i colori per gli affreschi del piano nobile.  Le date di questi pagamenti per la realizzazione degli affreschi , permettono di circoscrivere i lavori con certezza. Il primo pagamento reca la data di giugno 1622:”Al sig. Giovanni trinciante scudi 4,70 per tanti colori presi per dipingere le nove stanze de Mons. Ill.mo” A giugno ” Al sig. scalco scudi 10 per tanti colori per dipingere le volte delle nuove stanze”;  a luglio spende scudi 2,67 ” per resto d’un conto di diversi colori per dipingere le nuove stanze scudi 1,20 per comprare”. A luglio incontriamo un nuovo servitore :” A M.o Curzio scudi 1,20 per comprare tanto azzurro per li pittori per le nove stanze”. Gli acquisti tornano a Giovanni trinciante:” a luglio 1622 si paga ancora Giovanni scalco del Mons. Ill.mo scudi 1,05 per resto di una lista di colori di scudi 7,5, serviti per dipingere le nuove stanze et altri 5 scudi  per comprare altri colori ad effetto, come sopra”. Seguono altri pagamenti finchè il 17 marzo 1623 si legge:” a Giovanni trinciate di Monsignore, scudi 2,10 per resto di scudi 33,8, simili di tre liste de’ diversi colori compri per dipingere le nuove stanze e scudi 6 per comprare tanti colori per dipingere la nuova galleria”.

Doratori decoratori

A giugno del 1623 si paga Fausto Tucci, famoso doratore ” scudi 13 per la doratura de doi cornici de quadri di Monsignore”; a  settembre lo stesso riceve  30 bajocchi ” per portatura de scabelloni indorati”. Il 21 ottobre 1623 Fausto Tucci ” indoratore all’Anima” riceve 12 scudi ” a bon conto de’ diversi lavori fatti e da farsi”; a fine mese si pagano altri 8 scudi per “cornici de’quadri indorate” pochi giorni dopo , per lo stesso lavoro, ne riceve altri 10. Restando nel campo delle dorature ad agosto 1623 si incontra il nome del famoso doratore Annibale Durante che riceve 10 scudi “per tre sgabelloni”. Risulta aver lavorato per monsignore negli anni 1615-1617, in collaborazione con Agapito Visconti. Da queste carte del Fondo Patrizi risulta che il Durante è autore della doratura della voliera, situata nel cortile. Nel 1624 si legge:” due facce degli stipiti del archo di detta uccelliera fatte di spolvero di diversi colori con una freggiatura, colla, ricciatura e spicconatura a detta uccelliera, fatta per il pittore (forse lo stesso Durante) dove sta dipinto Castel Sant’Angelo”. Contemporaneamente si pagano 11 scudi a Cristoforo Orsi “maestro delle ramate”, per la valuta di due ramate fatte all’Uccelliera di Mons. Ill.mo”. La ramata era un reticolo metallico che formava una gabbia o voliera. Di questo “calderaro” sappiamo che lavorò negli anni 1609-1612 in Santa Maria Maggiore e in Vaticano.

Intagliatori

Negli anni 1623-1624 si trova attivo per monsignore l’intagliatore Antonio del Grande “per la valuta de’ 4 cornici fatte per 4 quadri”. Scudi 3,50 Antonio del Grande li riceve per due bacchette intagliate “per la lettiera di damasco rosso et una cornice d’un quadro”.

Stipettai

Monsignore possedeva diversi stipetti in ebano, intagliati con avorio. Quelli ancora in collezione sono stati da me pubblicati in “Collezionismo minore” in  Rassegna degli archivi di Stato 2015. Sebbene tutti anonimi, sono citati nei documenti  lo sconosciuto Bartolomeo de Roja che, nel 1617, riceve 8 scudi in pagamento ” di un piedistallo di ebano “. L’anno prima il fiammingo Jacomo Motte veniva retribuito 29 scudi “per conto di certi buffetti venduti a monsignore. Purtroppo non è stato possibile metterli a confronto con quelli tuttora esistenti nel palazzo Patrizi a San Luigi dei Francesi.