A.M. Pedrocchi, Le cornici di Rubens

Maestranze attive alla Vallicella nel primo quarto del Seicento

Sono ben note le difficoltà economiche in cui si trova Rubens nel momento in cui gli viene commissionata la pala per l’altare maggiore della Chiesa Nuova nel 1606.  (1 Michael Jaffè, Rubens e l’Italia, Roma 1984, pp. 94-105. A.Costamagna, La più bella et superba occasione di tutta Roma..” Rubens per l’altare maggiore di S.Maria in Vallicella, in La Regola e la Fama, San Filippo Neri nell’arte, catalogo a cura di A.Costamagna, Milano 1995, pp. 150-173).  Queste difficoltà sono ancora presenti nel 1612 quando l’artista sollecita da Anversa il saldo di 80 scudi, alla Congregazione dell’Oratorio. Dopo il rifiuto del  primo dipinto si decise di realizzarne tre. Il costo totale delle tre pale ad olio su ardesia fu relativamente basso in quanto stimato in 600 scudi, 200 a quadro da pagarsi, dopo il primo acconto di 200 scudi (1608), a 100 scudi l’anno, entro tre anni. E’ interessante calcolare quanto dovettero pagare gli Oratoriani per il collocamento delle opere. Alcuni documenti inediti, conservati tra le “giustificazioni di pagamento” del convento, fanno luce su questo aspetto secondario, ma comunque interessante.

Il 2 agosto 1606 Rubens aveva ottenuto l’incarico e presentava un disegno per l’approvazione dell’unica pala, come allora si era deciso, che avrebbe dovuto essere pagata 450 scudi, di cui 300 donati da mons. Giacomo Serra. Vi dovevano essere raffigurati i SS. Martiri Papia, Mauro, Nereo, Achilleo, Domitilla e Gregorio Magno. (2 Mons. Serra il 28 novembre 1609 firmava il pagamento finale). Il 30 settembre 1606  si erano dati a Taddeo Landi, falegname e fratello laico, 6 scudi e bb. 30 “per tavoloni di albuccio et fattura del telaro per il quadro da farsi per l’altare maggiore nella nostra chiesa”. Il 13 maggio 1608  (3 ACOR, Giustificazioni di pagamento, 1608 ,c.292 d’ora in avanti ACOR ibidem anno, carta) si davano 10 scudi a maestro Giovan Battista Casella “a bon conto delle lavagne per l’altare maggiore”. Il Casella nei documenti è definito muratore e fornitore di lavagne. Dal 1608 al 1610 risulta aver dato lavagne per S.  Maria Maggiore. Ancora nel 1614 si danno al Casella, probabilmente a saldo, 176,62 scudi “per il prezzo di palmi 7,5 di lavagna data per servizio della nostra chiesa, cioè per l’altare grande et doi altri nell’istesso coro misurati da M.o Passaro Passaro Capomastro de’ scarpelini di San Pietro”.  Tornando al 1608, a fine maggio (4  ACOR, ibidem 1608, c. 237), G.B. Guerra riceve 28 scudi per la fabbrica dell’altare maggiore. A luglio Tullio Solari, “intagliatore di scarpello e mercante di marmi “, veniva pagato 29 scudi “per pietra gialla e nera per le cornici de’ quadri del Choro”. (5 Nel 1611 eseguiva stemmi per il Quirinale e dal 1606 al 1617 procurava marmi per S. Maria Maggiore). Il 20 settembre (6  ACOR, ibidem 1608, c.76). In queste carte si leggeva :”vi piacerà pagare al P.M. Fabiano Giustiniani scudi tre di moneta quali sono per pagare un pittore che ha fatto alcuni lavori intorno alli quadri del Choro “.  Quasi certamente il pittore è Pietro Contini, attivo almeno dal 1599 per la Congregazione, come pittore-doratore che già, ante 1607, aveva dipinto le facciate dei tre oratori presso San Gregorio al Celio, commissionattegli dal card. Baronio cardinale commendatore dell’antica abazia. Già la Pampalone nel 2017 aveva pubblicato una esaustiva scheda dedicata alla annosa attività del Contini in particolare per gli Oratoriani negli anni 1606 c.- 1616. (7 A.M. Pedrocchi, S. Gregorio al Celio, Roma 1993; A. Pampalone, Pietro Contini,  in Iconografia di un Santo, Roma 2017,pp.164-167)

Il  capocantiere è Giovanni Battista Guerra: di lui si conosce la data di nascita 1554 ma non quella di morte, avvenuta post 1618. Nel 1583 entrava nella Congregazione ” si devono dare scudi 8, bb. 14 moneta sono per giornate di muratore et pozzolana per finire di mettere le cornici alli quadri dell’altare maggiore e nettare detto altare”. Il 6 ottobre G.B. Guerra riceveva altri 8 scudi e bb. 19 “sono per giornate di muratore et garzoni, pozzolana, gesso con imbiancatori per la fabbrica de’ quadri dell’altare maggiore”. (8  ACOR, ibidem 1608,  c.88. L’imbiancatore è Domenico Lanfranchi).  A fine novembre il Guerra riceve altri 7 scudi e bb.30 “per le cornici alli quadri dell’altare maggiore”.

Contemporaneamente il Padre Maestro Fabiano Giustiniani pagava quattro scudi di moneta al pittore “che ha indorato et ritoccato la Madonna nostra dell’altare maggiore”. Evidentemente Pietro Contini “restaura” l’immagine miracolosa prima che sia collocata all’interno del quadro centrale di Rubens, dopo che nel 1606 era stato deciso di trasferire qui l’immagine sacra. Già il 30 aprile dello stesso anno il Contini riceveva 7 scudi “per diversi lavori fatti per la nostra chiesa”.  Tra giugno 1598 e aprile 1599 si erano registrati pagamenti a G.B.Guerra e Bartolomeo Bassi per la decorazione del presbiterio. Nel frontespizio del primo tomo degli Annales del Baronio, editi ad Anversa nel 1601, compare  la figura della Madonna sostenuta da tre testine di cherubi e la luna, intervento eseguiti poi dal Contini, che si era quindi rifatto ad un esempio a stampa risalente al Baronio.

Alla vigilia dell’improvvisa partenza da Roma Rubens il 25 ottobre  (9  ACOR, ibidem 1608, c.144) riesce ad avere il primo acconto:” Rev. P. Giulio Cesare Paltroni vi piacerà pagare al Sig. P. P. Rubens fiammengho Pittore scudi duecento moneta sono a bon conto di quello che se li deve per la pittura delli tre quadri del choro”. Due giorni dopo ( 10 ACOR, ibidem 1608, c.140) lo stesso padre paga “Camillo Baldini scudi cinque di moneta per dare al servitore del Sig. Pietro Paolo nostro pittore per mancia”. Si ignora il nome del servitore dell’artista, probabilmente un garzone fiammingo che torna in patria col maestro.

Qualche giorno prima di lasciare l’Urbe Rubens aveva scritto a  Annibale Chieppo a Mantova:  “L’opera mia in Roma delli tre quadri grandi nella Chiesa Nuova è finita e, se non m’inganno riuscita la manco male di mia mano, pure mi parto senza scoprirla [l’opera] non essendo finiti ancora li suoi ornamenti di marmo per la fretta li ornamenti di marmo per la fretta che mi caccia che però al essenza del opera nulla importa per essere dipinta in Pubblico al luogo istesso, sopra la pietra””.(11 C. Ruelens-M- Rooses, Corrispondance de Rubens et documents epistolaires cornant sa vie et ses oeuvres, voll,6, Anversa 1887, I, pp. 427-428; G. Incisa della Rocchetta, Documenti editi e inediti sui quadri di Rubens nella Chiesa Nuova, in Atti Pontificia Accademia Romana di Archeologia, III, Rendiconti 1963, pp. 161-183) Il brano della lettera dimostra che le  cornici, non erano state ancora montate, intervento possibile soltanto dopo aver ultimato le pitture. Hanno inizio così una serie di pagamenti, alcuni dei quali inediti: il 19 luglio 1608 si davano 17 scudi a M.o Antonio Calderaro per una ferrata et per il rame che cuopre la Madonna dell’altare maggiore”(12 ACOR, ibidem 1608 ,c. 235).Si tratta  del rame su cui Rubens aveva dipinto la Madonna col Bambino e dell’impianto mediante il quale si sollevava la Madonna per mostrare l’immagine mariana miracolosa.

Il 23 settembre 1608 si pagano allo scalpellino Bartolomeo Bassi , attivo dal 1570 al 1619, scudi 50 “ a bon conto delli telari che fa per li due quadri del nostro choro”.(13  ACOR, ibidem  1608 , c.175). Il Bassi aveva iniziato come restauratore di monumenti antichi; nel 1578 lo troviamo al Palazzo dei Conservatori sotto la direzione di Giacomo della Porta; negli anni ’80 esegue rifiniture in travertino al Collegio Romano; negli anni 1584-1587 realizza un’importante decorazione marmorea, per un costo di 2100 scudi, nella Cappella della Madonna della Strada al Gesù. Negli anni 1592-1593 è citato come scalpellino, nella cappella Glorieri. L’ultimo lavoro riguarda i marmi della Cappella della Visitazione (1617) cui attese dopo aver ultimato la cappella della Pietà. Con i lavori alla Chiesa Nuova termina quindi la sua lunga e prolifica attività perché muore nel 1619.    ( 14  Più in generale per l’attività di Bartolomeo Bassi cfr. S. Sergio Lombardi, Bartolomeo Basso in Roma di Sisto V. Le arti e la cultura, a cura di M.L. Madonna, Roma 1993, p. 552;  A Di Castro, Rivestimenti e tarsie marmoree a Roma tra il Cinquecento e il Seicento, in A. Di Castro, P.Peccolo, V.Gazzaniga, Marmorari e argentieri a Roma e nel Lazio tra Cinquecento e Seicento,  Roma 1994, pp. 26-36)

L’11 ottobre 1608 era stato pagato 25 scudi anche Tullio Solari “marmoraro e fornitore di travertino e marmi” “per un pezzo di marmo giallo e nero di 33 palmi e un terzo quale serve per le cornici delli nostri quadri nel choro”. Già a metà luglio il Solari aveva consegnato “pietra gialla e nera per le cornici del choro”. (15  ACOR, ibidem, 1608, cc.156,237). L’1 novembre, (16 ACOR, ibidem,c.128) quando Rubens ha già lasciato Roma, si trova un acconto di 50 scudi allo scalpellino Bartolomeo Bassi “sono a bon conto delle cornici che fa nelli due quadri del choro”. L’anno successivo, il 31 luglio 1609 (17 ACOR, ibidem  1609, c.235), Bartolomeo Bassi riceve scudi 210 “per saldo et ultimo pagamento delli telari di pietra fatti dalle bande dell’altare maggiore”. Contemporaneamente il Bassi lavora alla Cappella della Pietà per la quale è pagato “per marmi, peperini et portatura di essi”; di questi pagamenti si parlerà nel capitolo relativo alla suddetta cappella alla quale attenderà dal 1609 al 1611.  (18  ACOR, ibidem, 1609, c.370)

Il completamento dell’altare maggiore si data al 1615 quando, veniva collocato in alto il Crocifisso ligneo di Guglielmo Berthelot (Parigi 1580-1648) presente a Roma ad inizio Seicento e fino al 1618. A giugno 1615 ( 19  ACOR, ibidem 1615, c.153) si davano 34 scudi a Pietro Contini per l’indoratura dell’ornamento del Crocifisso, sopra l’altare maggiore della chiesa et inverniciatura di venti torcieri. Ad agosto la Congregazione decideva di far fare una corona di rame e false gemme per la Madonna, pagando 25 scudi. La corona è quella tuttora presente. A maggio del 1616 Pietro Contini riceveva 12,8 scudi “per la luna della Madonna”. (20 ACOR, ibidem, 1616, c.101) La “luna” sempre in rame, definiva Maria anche immacolata, certamente aggiunta per decisione dei padri. (21  ACOR, ibidem,  1616, c.235).

Alla base dell’uso dei marmi policromi nella decorazione architettonica , sia cornici che pareti, sta l’esigenza  non solo estetica, ma  soprattutto quella di supportare, il più a lungo possibile, i danni dell’umidità endemici nelle chiese romane.

Lo studio delle cappelle gentilizie romane è di grande utilità perché stabilisce, con grande precisione, anche il ruolo del committente. Essendo questo tipo di decorazione molto costoso, è ovvio che la disponibilità economica del committente giocava un ruolo importantissimo nell’esecuzione dei lavori che prevedeva la presentazione di un progetto da sottoporre al placet del committente, per quello che riguardava la necessità di rispettare la somma stanziata. Tra la  fine del XVI e gli inizi del XVII secolo si assisteva al grande successo della decorazione marmorea a cominciare dalle cappelle Sistina e Borghese in S. Maria Maggiore, cui attesero i migliori architetti del tempo, col produrre disegni dove si dovevano sottolineare i colori dei diversi marmi.  Dopo essere stato attivo al Gesù sul finire del Cinquecento, Bartolomeo Bassi lavora all’altare maggiore ed alle Cappelle della Pietà e della Purificazione (Cusano) avendo come esempio sommo la Cappella di S. Filippo Neri, nella stessa chiesa.

Quel che rende unici i lavori romani di commesso relativi alla decorazione delle cappelle gentilizie è il colore d’insieme ed i contrasti cromatici prodotti dall’accostamento dei vari marmi. Le calde tonalità dei marmi, in uso a Roma, divennero una sorta di cifra stilistica specifica del Manierismo romano. Si può dire, con le dovute eccezioni, che sono messi in opera due tipi di marmi secondo una tecnica che ne valorizzi le caratteristiche specifiche: i marmi omogenei ed i marmi mischi. Tra i più usati si trova il Giallo di Numidia che, nonostante sia “mischio”, viene in genere impiegato spesso con il Nero Antico, marmo a grana finissima e compatta con rare venature sottilissime, come nelle cornici dei quadri di Rubens. Purtroppo i nostri documenti raramente riportano il nome dei marmi usati, tra cui, ad esempio, il raro Broccatello di Spagna che presenta, su un fondo dorato sfumature pavonazze e frammenti conchigliari. L’impiego di questa pietra molto decorativa è usato prevalentemente a Roma per impreziosire pavimenti e prospetti architettonici, data l’impossibilità di ottenere tagli di grandi dimensioni. (22 F. M. Tuena, I marmi commessi nel tardo Rinascimento romano, in Marmi Antichi, a cura di G. Borghini, Roma 1997, pp. 81-97; G. Extermann, Speldor marmoris, Roma 2016, pp. 9-29) Come abbiamo detto G.B. Casella aveva venduto alla Congregazione dell’Oratorio delle lavagne, cioè una particolare ardesia da cui si distingue per il colore quasi nero. Forse la decisione di far dipingere le tre pale del presbiterio su lavagna, può essere derivata dalla buona riuscita di questa pietra come fondo del quadro nell’Oratorio di Sant’Andrea presso San Gregorio al Celio, commissionato nel 1601 a Cristoforo Roncalli dal cardinale Baronio. (23 A.M.Pedrocchi, op.cit., Roma 1993)

Sono voluta ritornare sul tema delle maestranze attive alla Vallicella nel primo quarto del XVII secolo, anche se in parte già note: da alcune inedite “giustificazioni di pagamento” si possono infatti conoscere altri nomi di artigiani nonché i costi precisi degli interventi e i tempi di esecuzione, con l’avvicendarsi delle diverse maestranze, alcune delle quali finora sconosciute. (24 ACOR “giustificazioni di pagamento” ad annum N.B tutto il materiale cartaceo della ricerca è tratto dall’Archivio Congregazione dell’Oratorio di Roma)

E’ noto che gli interventi al presbiterio, già iniziati a fine Cinquecento, esclusi i pagamenti a Rubens, ad opera di Mons. Serra, furono a carico della Congregazione. Lo stesso vale per la decorazione della Cappella della Pietà, cui parteciparono le stesse maestranze. Anche in questo caso le spese furono considerevoli e sempre sostenute dalla Congregazione. (25 Barbieri, Barchiesi, Ferrara, Santa Maria in Vallicella, Roma 1995, pp. 9-33)

Come è noto, nel 1575 papa Gregorio XIII aveva istituito la Congregazione dell’Oratorio affidandole l’antica chiesa della Vallicella in forte degrado, tanto che se ne decise la demolizione e la ricostruzione. Gli interventi ebbero inizio durante l’estate a cominciare dalla zona absidale a pianta semicircolare, proseguendo poi con grande alacrità come documentano i pagamenti alle maestranze (1589-1590). A giugno del 1595, un finanziamento di 4000 scudi da parte del card. Federico Borromeo, permetteva ai padri “di far l’ornamento dell’altare grande nella confessione all’antica” dei corpi dei SS. Papia e Mauro. Le reliquie dei due santi erano arrivate, con solenne corteo, dalla chiesa di S. Adriano al Foro nel 1590. Nel 1594 la marchesa Giulia Orsini Rangoni pagava la fattura del reliquiario. L’intervento diretto da G. B. Guerra, su probabile disegno di Giovanni Guerra, ebbe inizio a marzo 1596 e terminò l’anno successivo. Tra giugno 1598 e aprile 1599 sono registrati pagamenti a G.B. Guerra e a Bartolomeo Bassi, per la decorazione del presbiterio e del coro con l’uso di finissimi marmi, per l’ingente costo di 4000 scudi sostenuto  dal card. Federico Borromeo (26  Barbieri, Barchiesi, Ferrara, Santa Maria in Vallicella, Roma 1995, pp. 9-33)

Da un sommario calcolo, si evince che le spese per l’ornamento del presbiterio e dell’altare maggiore, esclusi i pagamenti a Rubens, ammontarono a circa 565 scudi.

LA CAPPELLA DELLA PIETA’

La seconda cappella a destra, dedicata alla Pietà, era stata già concessa nel 1578; al 1580 risale l’accordo tra Pietro Vittrice, titolare della cappella, e la chiesa per la dote. I lavori per le fondamenta della nuova cappella sono del 1596 intervento che prelude al radicale rifacimento decorativo i cui costi furono sostenuti dalla Congregazione. Nel 1601 risultano pagamenti al muratore Giovanni Marchetti che continuano anche l’anno seguente e ancora fino al 1605 con l’apertura delle “porticelle” realizzate dal fratello laico Taddeo Landi.

Il 28 agosto 1600, (27 ACOR, ibidem 1600,c. 143) “A. M.o Giovanni Marchetti muratore scudi 5 per spesa fatta nella cappella della Nunziata”. Questo muratore, nei primi anni del secolo, interviene in diverse cappelle della chiesa.

18 settembre 1600,  si danno altri 13 scudi al Marchetti “per conciatura dei tetti delle cappelle di chiesa nostra” Altri 8 scudi il 22 settembre(28 ACOR, ibidem, 1600 cc 159-160).

Il 12 maggio 1601, “a M.o Giovanni Andrea Marchetti muratore scudi 10 a conto della spesa della cappella della Pietà”. Seguono altri acconti per tutto il mese di giugno. ( 29  ACOR, ibidem, 1601, c.68)

Il 6 luglio 1601  il  M.o Adonio Santino chiavaro riceve scudi 20 per le ferrate della cappella della Pietà”.   (30  ACOR, ibidem, 1601, c.100)

A novembre 1605 si pagava Taddeo Landi scudi 3,22 “sono per le opere di falegname per maschietti et chiodi per i telari delle invetriate della cappella della Pietà.( 31  ACOR, ibidem  1605, c.290)

A luglio del 1606 si davano a M.o Bastiano Pozzato “scudi 7,89 moneta sono per la cavatura del fondamento della cappella della Pietà”. ( 32  ACOR, ibidem, 1606, c. 257)

Intanto (1601-1602) l’erede del Vittrice, Girolamo commissiona la pala d’altare a Caravaggio, con la restituzione  del precedente quadro. Ancora una volta la nuova decorazione della cappella è a carico degli Oratoriani che tuttavia iniziano i lavori soltanto nel 1609 per continuarli fino al 1612. Gli interventi e le spese di questi anni sono in parte documentate da nuove carte dell’archivio. Nel 1597 era entrato nella Congregazione anche Fabiano Giustiniani cui si dava il compito di sovraintendere ai lavori. La sua presenza nella Congregazione spiega la scelta del pittore Caroselli per i dipinti della piccola abside, lavoro per il quale si pubblica il contratto. A dicembre si pagano 10 scudi al pittore per il lavoro ai dipinti per i quali il Caroselli emette ricevuta “Io Angelo Caroselli, ho ricevuto li suddetti scudi dieci a bon conto delle pitture che fò nella chiesa della Vallicella quali mi obbligo di rendere noto avendo finite le dette pitture, fra doi mesi a venire. Io Angelo Caroselli, mano propria”. ( 33   ACOR, ibidem, 1612, c.387) Nel 1612 è citata una nuova spesa :” Piacerà pagare al P. Fabiano Giustiniani scudi 4, et bb. 30 di moneta quali sono per oltremarino dato al pittore che depinge la nostra cappella della Pietà ; il 21 aprile si da al pittore il saldo di 20 scudi. (34  ACOR, ibidem, 1612 ,cc. 43,96; M. Rossetti, Angelo Caroselli, 1585-1652, pittore romano. Copista, pasticheur, restauratore, conoscitore, Roma 2015, pp. 370-372, 510-521, 512-513,655)

Il 12 novembre 1605 ” A Taddeo Landi scudi 3,22 sono per le opere di falegname per maschietti et chiodi per i telari delle invetriate della cappella della Pietà”. (35  ACOR, ibidem,1605, c.290)

L’1 gennaio 1602 : “ A Giovan Battista Guerra scudi 5,20 per lavori fatti et giornate nel rompere il muro della Cappella della Pietà”. Questo pagamento fa presupporre che la pala del Caravaggio doveva essere già terminata per potersi collocare della nuova cappella “sfondata”. (36  ACOR, ibidem,1602, c.9)

Il 20 luglio 1606 :”a M.o Bartolomeo Pozzato scudi 7, 89 moneta sono per la cavatura del fondamento della cappella della Pietà”.( 37  ACOR, ibidem, 1606, c. 257)

Il nome dello scalpellino Bartolomeo Bassi è citato già il 3 settembre 1609 ( 38  ACOR, ibidem,1609, c. 264) quando riceve 50 scudi di moneta “sono a bon conto della cappella che fa della Pietà, cioè della fattura di marmi”.  ll 16 ottobre il Bassi riceve altri 19, 85 scudi moneta “sono per marmi, peperini et portatura di essi, servono per la cappella della Pietà”. (39 ACOR, ibidem,1609, c.315). Il 16 dicembre si legge:” vi piacerà pagare a M.o Bartolomeo Bassi scarpellino scudi cinquanta di moneta sono a’ bon conto delle sue fatture delli marmi per la Cappella della Pietà. ( 40 ACOR, ibidem,1609, c.370)   Un altro acconto lo riceve a fine febbraio del 1610 ( 41,  ACOR, ibidem,1609, c.  75).  Il 30 aprile 1610 ( 42 ACOR,ibidem, 1610, c. 128) Giovan Battista Guerra è pagato 5 scudi “sono per opere di garzoni, pozzolana et per la fabbrica della cappella della Pietà”. Un altro acconto uguale dopo un mese. Il 10 maggio 1610 il Bassi riceve altri cento scudi di moneta “sono a’ bon conto di fatture et pietre per la cappella della Pietà. (43ACOR, ibidem,1610, c. 142) G.B. Guerra continua a ricevere piccoli acconti “per la portatura di calce, di scaglia et chiodi per la fabbrica della cappella”. Dagli acconti che si susseguono si ricava che lo scalpellino non solo esegue il lavoro di lastronatura delle pareti ma fornisce anche i marmi. La Congregazione, tramite il Guerra, paga anche  le spese dei muratori di cui però non si conoscono i nomi.  Il 21 agosto il Guerra riceve 6,75 scudi “sono per giornate di garzoni e di muratori, per la portatura di calce e calcinaccio per la fabbrica della cappella”(44 ACOR, ibidem 1610, c. 247) Lo stesso giorno il Guerra riceve altri 20,54 scudi “sono per opere di garzoni di muratori per canali et per una parte di legname et altre spese per la fabbrica della cappella”. A fine mese si paga G.B. Guerra scudi 8,62 “sono per mattoni, pianelle et tavoli per opre di garzoni di muratori et portatura di due colonne per la fabbrica della cappella”. ( 45 ACOR, ibidem 1610,  c.40) I piccoli acconti al Guerra continuano sistematicamente ( 46 ACOR, ibidem 1610, cc.255, 260). Ad ottobre il Bassi è pagato 100 scudi “a bon conto della cappella nella fattura dei marmi”. Il 6 ottobre lo scalpellino riceve 39,12 scudi “sono per diverse pietre comprate e fattura di alcuni cordoni per una selciata et portatura di marmi per la cappella”. ( 47  ACOR, ibidem 1610, c.326). Dieci giorni dopo ancora 100 scudi per il lavoro dei marmi. (48  ACOR, ibidem 1610, c.365) Il 7 maggio 1611 il Marcheselli subentra a G.B.Guerra ed infatti il 7 novembre1611 l’acconto “per la fabbrica della cappella” lo riceve P. Francesco Maria Marcheselli. Per tutta la prima metà del 1611 continuano serrati gli acconti al Marcheselli per un totale di 21,43 scudi; contemporaneamente il Bassi è pagato sempre 100 scudi per il lavoro dei marmi. Ad inizio anno 1611 il Bassi compra “un pezzo di marmo bianco dal P. Angelo parocchiano di S.ta Cecilia a Monte Giordano, per la cappella della Pietà”. (49 ACOR, ibidem 1611, c.52) A giugno 1612 il Marcheselli spende 43,65 scudi “ per opere di muratori”. (50  ACOR, ibidem 1612, c. 140)

Ad inizio luglio del 1612 ( 51 ACOR, ibidem 1612  cc.213, 299) si legge:” vi piacerà pagare a M.o Pietro Castelli stuccatore scudi dieci moneta sono a bon conto per li stucchi della cappella per i quali si compra gesso e polvere di marmo”. Sempre a luglio si paga anche Pietro Intralegni compagno di Pietro Castelli, per gli stucchi. Gli acconti ai due stuccatori sono ogni volta di 10 scudi, mentre quelli a Bartolomeo Bassi sono di cento scudi. Si passa quindi a pagare Agapito Visconti pittore-doratore” per l’indoratura della cappella, 60 scudi”; altri 51,20 li riceve un mese dopo “per saldo e compito pagamento dell’indoratura “, documentando che anche questo intervento è terminato (52 Agapito Visconti è ancora attivo negli anni 1615-1617).

A fine anno si salda anche l’operato dei due stuccatori per un totale di 110 scudi.  Il 31 agosto era terminato anche l’intervento all’altare, quando si pagano 25,50 scudi “a M.o Giovanni Aschiero  per la fodra, et predella dell’altare et per le porticelle della cappella” (53  ACOR, ibidem 1612, c.97).  lo stesso, definito falegname, con bottega “al Pozzo Bianco”, emetteva poi ricevuta, di scudi 5,10 per due cornici. Le “porticelle” sono opera di Taddeo Landi  che aveva eseguito il disegno, segatura de legname et opera”. A fine anno il Landi riceve altri 15,44 scudi “per darli agli intagliatori per il lavoro che fanno alle porticelle” . Infine si pagano 12 scudi il 18 maggio 1613 al Marcheselli “per la stima de’marmi della cappella”, opera di Bartolomeo Bassi. Seguono nuovi acconti a Stefano Longhi che sembra aver sostituito il Bassi, per i lavori di scalpello durante il 1614; il 1615 vede ancora al lavoro lo scalpellino Stefano Longhi e si pagano, tramite il Marcheselli  “ le opere di muratori per accomodamento delle cappelle di chiesa e per portatura di pietre per la cappella del card. Cusano”. (54  ACOR, ibidem 1614-1615 cc. 30 ,38, 43, 17) Altri acconti li riceve durante l’anno per un totale di 300 scudi. E’ infine pagato lo stuccatore Pietro Intralegni  “ a bon conto delli vetri che fa nella cappella “.( 55 ACOR, ibidem 1615, c.205) Durante  il 1616 si trovano ancora acconti per lo scalpellino  e lo stuccatore che viene pagato “per saldo et intiero pagamento delli stucchi”. ( 56 ACOR, ibidem 1616, c.165) A fine anno si salda anche Pietro Contini “per indoratura degli stucchi”, con 134,10 scudi; a  sua volta il pittore paga Tommaso Bianchi battiloro” .(57 ACOR, ibidem 1616, c.270) A questa data può considerarsi concluso il cantiere della cappella della Pietà.

Nel 1620 Stefano Longo è attivo nella cappella del Crocifisso, rifondata tra il 1594 e il 1606 ad opera di G.B.Guerra. Tuttavia la famiglia Caetanti nel 1618 rinuncia allo jus patronato, riconsegnandola alla Congregazione che, a sua volta la concede a Paolo Paganino. Negli anni cambierà ancora intitolazione. (58 Barbieri, Barchiesi, Ferrara,op. cit., 1995, pp.56-60)

LA CAPPELLA DELLA PURIFICAZIONE

Questa cappella, dedicata ab antiquo alla miracolosa Madonna della Vallicella, nel 1606 fu concessa al cardinale Agostino Cusani. La somma destinata dal prelato per la sua ricostruzione e decorazione ascendeva a 3000 scudi che però, solo nel 1614, venne data agli Oratoriani che subito iniziarono i lavori. Lo scalpellino è Stefano Longhi. Il 16 giugno 1614 si danno 150 scudi a M.o Stefano Longhi  (59 ACOR, ibidem 1614, c.142) “ a bon conto della cappella da farsi del card.le Cusano” che continuano ancora a novembre quando si pagano 150 scudi a bon conto dei lavori di scarpello che lui fa per la cappella (60 ACOR, ibidem 1614, c. 38). Il Longhi apparteneva ad una antica famiglia di architetti, scultori e scalpellini lombarda attivi a Roma nel Cinquecento.  Lo schema decorativo è quello proposto da Giovanni Guerra con commessi di marmi alle pareti e stucchi nella parte superiore opera ancora una volta dello stuccatore Intralegni e per le dorature di Pietro Contini; la foglia d’oro la compra dal battiloro Tommaso Bianchi. Per l’intero intervento il pittore riceve 114,10 scudi. Pittore e indoratore, il Contini è noto per l’eccellenza dei suoi committenti e per il prestigio degli incarichi, oltre che agli  stretti legami familiari e devozionali con l’Oratorio. Morì nel 1636 e venne sepolto in questa cappella.(61 M.T. Bonadonna Russo, La parrocchia vallicelliana attraverso i secoli, Roma 2005, pp. 56-57)

A Bartolomeo Bassi , forse perché avanti negli anni, morirà nel 1619, si sostituisce  quindi Stefano Longo. Il quale, come si vedrà, riceve acconti frequenti di 50 o cento scudi “a bon conto”. Dopo un lungo intervallo di circa un anno tornano le spese: durante tutto l’anno 1615 il Marcheselli incassa diversi acconti di varia entità “per spese di fabbrica nella cappella” (62 ACOR, ibidem 1615, cc.17, 43,142). Si comprano marmi da Tivoli per le incrostazioni marmoree che il Longhi terminerà nel 1617. Durante tutto il 1616, tranne il primo acconto di 250 scudi, il Longhi è pagato mensilmente 100 scudi. Gli stuccatori Intralegni e Castelli ricevono il saldo di scudi 45 per il loro intervento il 16 agosto. (63 ACOR, ibidem 1616 cc. 89,102, 165) A fine anno risultano i pagamenti a Pietro Contini “per indoratura degli stucchi”. (64 Barbieri, Barchiesi, Ferrara, op. cit. 1995, pp139-142)

CAPPELLA DEL CROCIFISSO

Concessa nel 1581 a Camillo Caetani, viene sfondata, come le altre, tra il 1594 e il 1606 anno in cui iniziano i lavori della decorazione ad opera di G.B. Guerra. Già nel 1594 si erano iniziati i lavori di ricostruzione con lo sfondamento e la creazione dell’abside lavori che, nel 1601 sono pagati al muratore Giovanni Marchetti ; nel 1603 si davano scudi 4,60 “per residuo al vetraro per le invetriate della cappella”. Tra il 1601 e il 1607 si datano i lavori di scalpello e di messa in opera delle incrostazioni marmoree, particolarmente preziose, di cui però non si è trovata documentazione La famiglia Caetani nel 1618 restituisce la cappella alla Congregazione che la concede a Paolo Paganino che si era offerto di “ornare con marmi e pitture una delle cappelle, già nel 1617, poiché la cappella non è ancora decorata. Tuttavia gli Oratoriani obbligano il nuovo proprietario ad attenersi al modello e all’ornato della cappella Cusano, già terminata.  Nel 1621 riprendono i pagamenti: il 25 gennaio “dare a M.o Stefano Longo scarpellino scudi 34 e bb. 33 di moneta per pagare una pietra di broccatello venutagli da Genova per il lavoro della cappella del Crocifisso (65   ACOR, ibidem  1621,c.6) .Tra febbraio e giugno si trovano altri mandati per un totale di circa 415 scudi ,che sono il saldo dei lavori di scalpello. (66  ACOR,ibidem 1621, cc. 119-136) Il 7 giugno si danno 25 scudi di moneta a Paolo Contini per dipingere “armi per le candele e scudi 4 e mezo per le armi della Candelora; scudi 8 per due armi del papa da tenere sopra le porte della chiesa e scudi 12 e mezzo per l’indoratura delle torciere, fusarole per il quadro e credenzino della cappella del Crocifisso.”( 67  ACOR, ibidem, 1621 c.116). Infine si pagano 32,25 scudi a “M.o Antonio Lucatelli nostro ferraro… e sono per vari lavori fatti per la cappella durante tutto l’anno”. (68 ACOR,ibidem, c. 186) Il 20 marzo 1621 scudi 26,89 al sig. Francesco M. Marcheselli  “sono per varie spese  […] per levare l’altare vecchio dalla cappella del Crocifisso.” (69 ACOR, ibidem 1621, c.6) Il 10 febbraio l’architetto del convento Mario Arconio riceve scudi 12,50 per la provvisione annuale.  Mario Arconio (1575- 1635), architetto ticinese, dal 1621 al 1623 realizzò le fondamenta della sacrestia .( 70 ACOR,ibidem, 1621-1623, c.23)

CAPPELLA DELLO SPIRITO SANTO

La cappella è concessa nel 1579 al banchiere Vincenzo Lavaiana che l’aveva fatta ornare subito, prima che poi ci si mettesse nuovamente mano, dopo lo sfondamento. L’intervento di G.B. Guerra risale, in base ai pagamenti, al 1596. A questo punto, per disaccordi con la Congregazione, Lavaiana restituisce la cappella che passa a Diego del Campo il quale si occupa subito di reperire pietre e marmi preziosi per decorarla. I lavori sono eseguiti da Egidio della Riviera, fiammingo come l’autore del quadro raffigurante la Discesa dello Spirito Santo. Questi lavori sembrano finiti nel 1601. Dopo la morte di Egidio della Riviera e la partenza del Coebergher,  autore della pala d’altare, subentra nel cantiere il pittore Cesare Torelli   che recupera le antiche pitture a guazzo.  ”Adì 6 di maggio 1606 “Si danno scudi tre per dare al pittore che accomoda la cappella dello Spirito Santo”. Adì 18 maggio 1606  “Si pagano quattro scudi a Maestro Cesare Torelli… sono a bon conto de la pittura che fa nella cappella dello Spirito Santo”. Adì 31 maggio 1606 “ Si paga Maestro Cesare Torelli scudi cinque moneta sono a bon conto di pittura che fa nella cappella dello Spirito Santo della nostra chiesa”.( 71 Barbieri,Barchiesi, Ferrara, op.cit., 1995, pp. 71-72,74,161,186;( ACOR,ibidem, cc.141,160, 172,178, 197, 213)  A giugno, in più volte, si danno 12 scudi  di acconto al Torelli sempre per la cappella dello Spirito Santo. Infine il 13 luglio 1607 ” A Taddeo Landi scudi 6,40 per li sportelli della cappella dello Spirito Santo et per le esequie del Sig. Card.le Baronio”. L’altare è consacrato nel 1607.

CAPPELLA DELL’INCORONAZIONE

Concessa ad Alessandro Glorieri nel 1591 è decorata in tre anni ad opera dello scalpellino Bartolomeo Bassi che incontriamo nei mandati di pagamento per la prima volta nel 1594. Anche Pietro Contini è ingaggiato per la doratura degli stucchi di Guglielmo Frassinelli. Questo stuccatore risulta attivo a S. Maria Maggiore, nella Cappella Sistina, già prima del 1607 insieme a Domenico Fontana. La decorazione marmorea ad opera del Bassi è particolarmente preziosa. Il Glorieri impiegò per i lavori la cospicua somma di 5200 scudi. La pala d’altare del Cavalier d’Arpino fu terminata soltanto nel 1615. Nel 1621 è annotato che i muratori Antonio Chei e Defendino Pescalla restaurano il tetto sopra la cappella della Coronazione. Intervento costato 210,15 scudi è saldato da Francesco M. Marcheselli “per disfare e rifare il tetto sopra la cappella della Coronazione”.(72 ACOR, ibidem 1621, c. 193)

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CAPPELLA DELLA PRESENTAZIONE

Data nel 1582 alla famiglia del cardinale Pier Donato Cesi, che però muore prima della fine dei lavori, nel 1586, subentra nello jus patronato il fratello Angelo Cesi. La sua decorazione è attribuita a Martino Longhi, autore del progetto del transetto. Nel 1591 la cappella è sostanzialmente finita. Particolarmente di pregio è la decorazione marmorea. Nel 1594 si commissiona la pala d’altare a Federico Barocci. La morte del titolare nel 1606 provoca un arresto dei lavori fino al 1632. I pagamenti, tranne per il nome di Taddeo Landi, citano maestranze sconosciute.

CAPPELLA DELL’ANNUNCIAZIONE

Nel 1589 la Congregazione consegna la cappella alla famiglia Ruspoli e subito iniziano i lavori stilisticamente simili a quelli della cappella Pinelli, ma considerati migliori. Ignoto è a tutt’oggi l’autore degli stucchi, mentre la pala d’altare è del Passignano che la dipinge circa 1590-1591. Con la consacrazione dell’altare nel 1592, la decorazione interna è terminata, comunque si pagano 6 scudi a “M.o Giovanni Antonio Casotti vetraro per i lavori alla cappella dell’Annunziata e dell’Assunta”. Ma soltanto nel 1662 la famiglia Ruspoli decide di realizzare la decorazione marmorea e gli stucchi.

CAPPELLA DELLA VISITAZIONE

La cappella è data nel 1582 a Francesco Pizzamiglio che si impegna a commissionare la pala d’altare al Barocci che è convinto ad accettare l’impegno tramite il famoso argentiere Antonio da Faenza. Il dipinto è posto in loco nel 1586. Il cambiamento architettonico con lo sfondamento della parete di fondo, provoca la restituzione della cappella agli Oratoriani. Nel 1598 è al lavoro G.B. Guerra.  Quindi la decorazione continua con l’intervento del noto scalpellino Erminio de’ Giudici, fino al 1611. Lo scalpellino risulta attivo nei più prestigiosi cantieri di quegli anni, tra i quali  l’attività in collaborazione con l’architetto Flaminio Ponzio   alla Cappella Paolina in S. Maria Maggiore, mentre la famiglia Borghese si avvalse spesso della sua opera ritenendolo “persona di fiducia”, dal 1590. La vita del Giudici è un esempio di grande successo professionale che lo vede prima semplice lapicida poi imprenditore e capomastro di compagnie di impresa. E’ documentato già nel 1604 all’Aracoeli  per commessi di marmi nella cappella Mantaco.

A gennaio del 1611 si paga G.B. Guerra “ per giornate di mastri e garzoni, pozzolana, gesso” anche relativi alla cappella della Visitazione.(73 ACOR,ibidem 1611, c.19) così come il pagamento di 3,50 scudi a M.o Giovanni Antonio Casciotti “sono per le vetriate che ha fatto alla cappella della Visitazione”. ( 74 ACOR, ibidem 1611, c.101) La mancanza di documenti non permette di conoscere il tipo di intervento che viene pagato, tuttavia mancano ancora gli ornati marmorei delle pareti.  Nel 1617, per la decorazione plastica, si affida l’impegno a Bartolomeo Bassi che, per 1350 scudi, si impegna a realizzare i disegni ed a terminare l’opera in due anni, quindi il cantiere è chiuso nel 1619. (75 N.Marconi, Edificando Roma barocca. Macchine,apparati,maestranze e cantieri tra XVII e XVIII secolo, Città di Castello 2004, pp. 53-78; A.M.Pedrocchi, Erminio de’ Giudici “scarpellino” a san Gregorio al Celio, a S. Sebastiano fuori le mura e a Sant’Agostino, in Monumenti di Roma, IV, nn.1-2/2006; A Licciardello, I policromi nell’architettura sacra del tardo Cinquecento romano. Marmi storia, conservazione e restauro, Tesi di dottorato, Università La Sapienza, 2008/2009, pp. 31-41; M.Fratarcangeli, Architetti e maestranze  lombarde a Roma, 1590-1667, Pescara 2009

CAPPELLA DELLA NATIVITA’

La cappella è consegnata nel 1582 a Silvio Antoniano che, per i lavori impegna 860 scudi. Alla nuova cappella si lavora dal 1597 al 1599, ad opera di G.B. Guerra. La decorazione marmorea e pittorica è a carico sempre dell’Antoniano. Al 1603 circa si data la decorazione a stucco. La pala d’altare commissionata dall’Antoniano rappresenta l’Adorazione dei pastori, dipinta da Durante Alberti. L’ornato pittorico dell’abside è del Roncalli; gli stucchi dorati, su progetto di Giovanni Guerra, sono anonimi.

CAPPELLA DEI MAGI

Nel 1578 lo stesso San Filippo concede la cappella a Ponzio Ceva: subito è ornata con stucchi e con la pala d’altare di Cesare Nebbia. Si tratta comunque di una delle ultime cappelle ad essere sfondata come testimoniano gli interventi del 1611. A giugno si pagano 12,69 scudi a P. Francesco M.Marcheselli “per opera di muratura per sfondare la Cappella de’ Magi et incollare l’entrata della chiesa dalla parte del Corallo”. (76  ACOR, ibidem 1611, c. 197). Il Marcheselli riceve un altro acconto per coprire le spese anche dello sfondamento della Cappella della Madonna . A luglio un altro acconto “per le cappelle della Madonna, e de’ Magi et per gesso et polvere di marmo per li stucchi della cappella della Pietà, scudi 21,98 (77 ACOR,ibidem 1611, c. 229) Altri piccoli acconti si danno ad agosto sempre per interventi, non specificati, alle tre cappelle. Tuttavia la cappella verrà decorata, come le altre, soltanto tra 1617 e il 1619. La decorazione marmorea è opera di Stefano Longhi che ripropone il modello di quella Cusano. I dipinti, affidati a Baccio Ciarpi, risalgono al 1621.

LAVORI ESTERNI : scalinata e saetta

Le carte d’archivio documentano la costruzione della scalinata davanti alla chiesa, nel 1612.  Gli scalpellini sono Graziano de’ Giudici, probabilmente parente del più noto Erminio, e Manfredo Catani; i lavori di muratura sono seguiti dal Marcheselli. Il 18 ottobre M.o Francesco Bernardi e Gasparo Galli ricevono 6 scudi “per le fondamenta della scalinata”; seguono altri piccoli acconti, mentre a fine mese Graziano de’Giudici e Manfredo Catani , sempre per la scalinata, sono pagati 50 scudi. Un anno dopo ad ottobre del 1613 Francesco Bernardi e Gasparo Galli, muratori et compagni nel lavoro della scalinata della nostra chiesa, ricevono 8,57 scudi per saldo et intiero pagamento di scudi 107 che è stimato detto lavoro come nella misura fatta da M.o Gaspare Guerra, nostro architetto” La ricevuta è vistata da Baccio Ciarpi, perché Gallo non sa scrivere.  (78 ACOR, ibidem 1613, c.286)

Il 23 settembre 1613 si pagano 113,28 scudi in saldo di 733 scudi per il lavoro di scalpello alla scalinata a Graziano de’ Giuduci e Manfredo Catani, secondo la misura di Gaspare Guerra. Nel 1614 avviene l’incidente della “saetta” un fulmine che provoca molti danni : Il 26 aprile 1614 si parla dell’ “accomodatura della facciata percossa dalla saetta”. Si spendono scudi 27.80 per i ponteggi e altri 50,75 al Marcheselli “ per restaurare la rovina della saetta”. ( 79 ACOR, ibidem 1614, c.176) A maggio deve intervenire Taddeo Landi “per tavole di noce e d’ albuccio per assestare la porta della chiesa guasta dalla saetta”. ( 80 ACOR, ibidem 1614, c.153) A giugno riceve 50,40 scudi lo scalpellino Stefano Longhi “sono per il piedistallo della Croce della facciata della nostra chiesa, guasto dalla saetta”. Lo stesso mese si pagano 10 scudi a M.o Giovanni Antonio Casotti vetraro per accomodamento delle vetriate di chiesa guaste dalla percossa della saetta. Seguono altri acconti al Marcheselli “ per raccomodare et imbiancare la volta della chiesa”, “ per imbiancatura dei pilastri” e “ per accomodare la cupola”.

Alcune” giustificazioni di pagamento” citano i nomi di artigiani e maestranze per lavori  all’interno della chiesa  soprattutto in occasione della beatificazione e della canonizzazione del santo.

Già negli anni negli anni 1595-1598, subito dopo la morte del santo, sono elencate” spese diverse per il Beato Padre in diversi tempi”.  Alcune si riferiscono a lavori realizzati nella stanza dove era morto:

“Adì detto (22.7.1595) in tele, colori e pitture delli fregi attorno alla stanza del S.to Padre dati dal P. Antonio et altri, scudi 60 al pittore Giovanni Guerra”.

“Al falegname [Taddeo Landi] per la porta e gelosia della cappelletta dove stava il S.to Corpo, con la maniglia, scudi 6,30”.

“A M.o Giovanni [Guerra]da Modena per la pittura di detta cappelletta, scudi 26”.

“Per una cassetta dorata dove sta la testa formata di cera del S.to Padre con altre sue reliquie, dati dal P. Antonio, scudi 14”.

“Adì 12 nov. 1596, per una lampada d’ottone e una di christallo con alcuni cerchi di ferro dati da Mons. Panfilio, scudi 4,60”.

“Adì detto [27.9.1597] a M.o Giovanni falegname a bon conto della soffitta della camera del S.to Padre, scudi 20” si pagano anche la doratura e la pittura.

“Adì 9 aprile 1598, a M.o Sallustio per l’indoratura della cornice del quadro dell’altare, scudi 3,50″.

1609 (81 ACOR ,ibidem 1609, c.235 Entrate e uscite dell’oratorio secolare, 1608-1629)

Adì 20 agosto dati a maestro Giulio Cesare Belvisi pittore per aver dipinto li tavoli intorno all’altari

(82  ACOR, ibidem  1610, c.211)

Il 4 luglio 1610 si paga Domenico Mazzi scudi 24 “a bon conto de’ legnami er segature che farà per lavori del pulpito et banchi in chiesa”.

Si paga Mario Sabazio oratoriano per “lametta gialla et oro venuta da Venezia per ricamare il panno di velluto rosso vicino al corpo del Beato Padre, scudi 6,70 e per fili d’oro scudi 15”.( 83 ACOR ibidem,1610, c.107v)

Il 6 dicembre 1612 Antonio Mancinelli riceve 5 scudi “ a bon conto della fattura del ricamo per il panno di velluto da porre al corpo del Beato Padre. L’anno successivo Mario Sabazio riceve altri 14,60 scudi “per comprare oro per il ricamo”.(84, ACOR, ibidem  1612, c.111r)

“Adì 2 maggio 1613 a Diofebo Mari per frangiette d’oro e di seta per finire il velluto rosso ricamato intorno al corpo del Beato Padre, scudi 8,10” (85 ACOR ibidem 1613 c. 313)

“Adì 12 gennaio 1613, scudi 20,65 a Francesco M. Marcheselli per varie opere di segatori di travertino, di scalpellini e muratori per fare il pavimento dentro le porticelle della chiesa”. (86 ACOR ibidem, 1613 c.111)

Il 6 dicembre 1614 Antonio Mancinelli riceve scudi 5 “ a bon conto della fattura del ricamo per il panno di velluto da porre intorno al corpo del Beato Padre. Si paga anche Mario Sabazio scudi 14,60 “ per comprare oro per il ricamo.

A giugno 1613  il Contini veniva pagato per inargentare le testine delli quattro candelieri della camera del Beato Padre et indorare le quattro padelline, scudi 1,60”.(87 ACOR, ibidem, 1613, c.110v)

“Adì 25 gennaio 1614, scudi 18,70 a Taddeo Landi per dare all’intagliatore dell’intaglio di una porticella della facciata”.( 88 ACOR, ibidem, 1614, c.221)

“1614, c. 117 “Adì 24 luglio 1614, scudi 27,90 per seta, trina, tela et altro per finire quattro pianete di damasco verde donate dal P. Pompeo Colonna alla nostra Congregazione”.(89 ACOR, ibidem , 1614, cc.117,129)

Il 22 agosto si danno scudi 54 al Marcheselli “per raccomodare et imbiancare la volta della chiesa”. A novembre lo stesso è pagato 28,26 per imbiancare i pilastri della chiesa. Ad ottobre il Marcheselli restaura la cupola. ( 90 ACOR ibidem, 1614 c. 101)

“Adì 24 marzo 1615 io Nicolò Chetone falegname ho ricevuto… scudi diciassette e mezzo per intiero pagamento de otto cornici de’ quadri che io ho fatti cioè cinque per li cardinali e due per il papa e Borghese e una per un quadro grande della misura dell’altare, dico scudi 17,50”. 91 ACOR, ibidem, 1615, c.120v.

Adì 28 marzo 1615 a M.o Alessandro Bracci falegname incontro alla nostra chiesa per cinque cornici d’albuccio per li quadri del Beato Padre da donare alli cardinali della Congregazione dei Riti, d’ordine della nostra Congregazione. Il Bracci emette ricevuta dei 17 scudi avuti “per intiero pagamento de otto cornici de’ quadri che il fatti cioè cinque per li cardinali e due per il papa e il Borghese [Scipione] e per un quadro grande della misura dell’altare “. Deve trattarsi del Ritratto  del beato Filippo Neri in preghiera da me attribuito al Roncalli. ( 92 AMPedrocchi,.

Il 2 aprile M.o Stefano Ricciardi indoratore a Monte Giordano per indoratura di tre cornici , scudi 7”( 93 ACOR ibidem, 1615, c.120v)

“Adì 23 aprile 1615 a M.o Orazio banderaro per fattura e fodera d’una pianeta, velo e borsa de calice fatte d’un drappo di seta gialla, bianca e verde che era servita prima sul corpo del B.P., per servizio del B.P., scudi 2,40”. ( 94 ACOR, ibidem  1615 c.121v)Lo stesso giorno Marcello Vitelleschi compra due angeli per la camera del B.P.  per scudi 6. Il Vitelleschi era canonico di S. Maria Maggiore dal 1591, fratello di Muzio cardinale della Compagnia di Gesù e, quello che qui a noi interessa, strettamente legato al santo di cui frequentò a lungo e assiduamente l’Oratorio. Morì nel 1638.

Il 30 aprile 1615  Pietro Contini emette ricevuta di scudi 40 “per dipingere neo e oro 14 cornici di legname profilate d’oro brunito e fatti li fogliami d’oro nei fregi e un’altra per i quadro del Beato Padre fatto dal Sig. Guido Reni”. Già il 14 aprile si erano pagati 40 scudi al Contini per l’indoratura di altre otto cornici delli quadri del Beato Padre”.( 95 ACOR, ibidem, 1615,c.194)

Il due maggio a Deifebo Mari per frangiette d’oro e seta… per finire il velluto rosso recamato intorno al corpo del B.P. scudi 8,10”. (96 ACOR, ibidem 1615,c. 121v)

Adì 7 maggio 1615 io Settimio Rota ho ricevuto scudi 71,70 quali sono per il prezzo di tela d’oro in seta di Firenze, taffettà cremisino di Firenze più tela sangalla rossa. E più a Taddeo Landi scudi 3 per lavori di ottone per li due angeli” donati dal Vitelleschi.( 97 ACOR, ibidem, 1615, c. 122)

A novembre è pagato ancora Mario Sabazio per saldo della cortina, oro, seta e fattura della tovaglia donata dal Sig. Ottavio per la cappella del B.P. in chiesa, senza il fregio davanti lavorato da Mario, scudi 8” altri 10 scudi a saldo li riceverà nel 1616.( 98 ACOR, ibidem, 1615, c.125) “ Adì 24 giugno a Taddeo Landi per legname e fattura d’un armario d’albuccio grande per tenere li paratini dell’altare del B.P., scudi 11”. (99 ACOR ibidem,  1615, c. 126v) Sabazio Mario [ banderaro] è pagato per fare un paliottino paonazzo, sc. 18. Di lui si hanno notizie dal 1591 al 1631. Quasi certamente è un suo fratello anche il ricamatore Curzio.  (100 ACOR  ibidem,1615, c. 127v)

Il 10 febbraio  si pagano scudi 12,50 di  provvisione all’architetto romano Mario Arconio (1575-1635) che dirige i lavori per le fondamenta della sacrestia lavori che verranno terminati dall’architetto Maruscelli nel 1629. Inizia la sua collaborazione con la Congregazione nel 1627 per i lavori alla sacrestia 1634-1635) e al convento( 1642).( 101 ACOR ibidem,  1616, c.23) Il 21 marzo 1622  si pagano scudi 49 ai capimastri Defendino Pescalla e Antonio Chei “ a bon conto della fabbrica della nuova sacrestia. Ad Aprile altri acconti che proseguono per tutto l’anno. Definito anche scalpellino e forse autore dell’orologio sopra l’altare della sacrestia. ( 102  ACOR ibidem,1622,c.51) Intanto Pietro Contini riceve scudi 35 per miniature indorature et altre opere per la canonizzazione. ( 103, ACOR ibidem, 1622, c.67) L’11 aprile M.o Gio. Paolo Filippini  riceve scudi 152 per resto di scudi 252 per calce da Tivoli data per servizio della nuova fabbrica della nova sacrestia. ( 104 ACOR ibidem, 1622, c.80) “L’8 maggio scudi 56,79 al carrettiere Girolamo de’ Bianchi per pozzolana, pietre terra etc. per la sacrestia” Nello stesso mese seguono altri acconti. (105 ACOR ibidem,1622, c.107)

 Il 13 marzo 1622 s trovano annotate le spese fatte per la canonizzazione (106 ACOR, A. IV, 13. 3 1622)

 Come si è visto, nel 1622 si trovano a  Pietro Contini :”scudi 18.10 per saldo di varie fatture di lavori fatti per l’offerta della canonizzazione: due san Filippo miniati in carta pecora, con le due armi e per bollette indorate et due picche date di colore rosso per lo stendardo,più altri venti scudi” e più a M.o Pietro [ Contini] Pittore per l’offerta di scudi 30… e per la valuta di quattro stendardi venuti da Firenze, scudi 1417,50 e più spese fatte in Roma intorno a detti stendardi, scudi 4,90. Dati al banderaro di S. S.tà per li parati di raso cremisino con oro et argento con le sue trine e francie d’oro con li suoi ricami del santo et arme ricamate di S.S.tà e delle Sue Altezze di Toscana, con le robe venute da Milano et altre donate, scudi 1706,12. ( 107 ACOR ibidem, 1622, c.286) E’ anche pagato il 16  aprile “Innocenzo Cavalloni banderaro di N.S. per finimento del paramento fatto del sudetto drappo per la canonizzazione di San Filippo”. Nei documenti è anche detto “setarolo”; risulta attivo da inizio secoli in società con Felice Sellori, con bottega al Pavone. Nel 1613 lavora in Santa Maria Maggiore. Al 1638 si data la sua opera più prestigiosa: realizza gli scenari per la prima rappresentazione dell’opera “San Bonifatio”, di Giulio Rospigliosi.( 108 ACOR ibidem,1622 c.271) Due anni dopo nel 1624 è citato il saldo a Pietro Contini di 18 scudi ” quali sono per altrettanti che esso deve avere per conto saldato de lavori fatti Il 7 maggio 1624 a Pietro Contini pittore scudi 18 quali sono per altrettanti che esso deve avere per conto saldato de lavori fatti per la sacrestia fino al presente.( 109 ACOR, ibidem,  1624, c.76) Ag agosto si pagano 2.4o scudi a Paolo di Lazzari “scarpellino” per la lapide della sepoltura dei Padri della casa. ( 110  ACOR ibidem 1624, c. 159)